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Un viaggio in Asia: Luang Prabang

6 Lug , 2013    Autore:   

Fabio è tornato da un viaggio in Asia, quante ne ha da raccontare! 

Navigando due giorni e due notti da Huay Xai, il viaggiatore giunge a Luang Prabang, perla del Laos, antica dimora di re ed imperatori, crocevia di chi attraversa la terra tra un fiume e la giungla. L’uomo che si avventura discendendo il Mekong vede il paesaggio cambiare poco a poco. Le rapide si susseguono creando solchi tra le rocce, formando curve sinuose come quelle di un serpente assonnato tra le capanne di legno arroccate sulle sponde, qui tronchi abbandonati nuotano piano su rivoli di onde.

Il viaggiatore giunge a Luang Prabang che è già l’imbrunire. Il fiume ormai scivola quieto, le prime luci dei focolari fanno capolino dietro il rosso della sera che tinge il Mekong, le barche si ritirano timide sulla riva, dove dalle scalinate di pietra giungono correndo bambini in calzoni ad abbracciare i padri di ritorno dalla pesca. Anche i viaggiatori vengono accolti percorrendo lentamente le vie della città, ed un sorriso che dice “Ciao!” spesso anticipa l’espressione della voce.
Attoniti, respirano un’atmosfera che non appartiene al mondo loro conosciuto.

Luang Pragang, strade lastricate e botteghe dalle luci soffuse, risate calde e passi che si muovono lenti, come la vita, qui, come in un sogno, un sogno in cui il tempo è dettato dal ritmo del sole e delle stelle e rimanerne indifferenti è come rifiutare le avances di una donna affascinante, che si prende premura di aspettarti sull’uscio di casa al calare della notte. Se un Dio esiste, lassù, nel creato, se un Dio esiste davvero da qualche parte, ha posato lieve il suo pensiero nelle menti degli abitanti di Luang Pragang, affinchè erigessero templi con l’odore del silenzio e giardini leggeri come ali e mercati pulsanti come cuori. Se un Dio esiste, ha edificato con mano di nuvola le cascate che si aprono nella giungla, lasciando al caso, per una volta soltanto, la curva che formano i cristalli d’acqua ricadendo nelle terrazze d’acqua, l’ipnotico gioco di luci che spunta tra le liane e gli alberi che arrivano fin quasi al pelo d’acqua.

Astuto, infingardo, dispettoso, ha tessuto all’uomo un dolce tranello: consegnargli un paradiso, un lembo di natura meravigliosa nel nulla della terra, angolo di mondo dove i ricordi possano crescere in leggerezza, e attendere paziente per vedere quanto potesse durare una bellezza immortale lasciata in mani mortali.

Photo: Fabio SPinozzi

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One Response

  1. Sedat ha detto:

    OK. While the name ‘fried river reed’ doesn’t exactly cjounre up the best mental images, it looks the BEST!! Reminds me of snack a friend and I tried recently while in small-town Korea: dried, puffed seaweed with sesame oil and seeds. Magic 😉

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