Alberto Quadri coach band emergenti

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Un coach musicale al Majella Sound Camp: Alberto Quadri [intervista]

24 Giu , 2014    Autore:   

Uno scambio di battute con Alberto Quadri, musicista e titolare del blog di coaching per musicisti e band emergenti che risponde al nome di Quadri Project. Un Roberto Re del rock? No, prima di bollare il Quadri come l’ennesimo invasato che vuole iniettarvi autostima per endovena, vi invito a conoscerlo e ad approfondire il suo progetto, forte del quale parteciperà al dibattito sulla “creazione di una rete a supporto della scena musicale abruzzese” che si terrà il 29 Giugno a San Valentino (Pescara), all’interno del Majella Sound Camp Festival.

Prima di parlare di musica, la domanda che ci prude sulla lingua è la più scontata: Che cosa fa un coach musicale?

In realtà la mia figura è più’ simile al Life Coach di un progetto musicale perchè mi focalizzo sulla vita e sviluppo di un progetto musicale visto nell’ottica dell’auto-promozione. Sono come un personal coach sportivo che ti aiuta a creare la giusta scheda-allenamento mirata al raggiungimento di un obiettivo.

Poi controllo che gli esercizi vengano fatti nel modo giusto e nel caso suggerisco dei cambiamenti, se i risultati tardano ad arrivare. Praticamente vedo il progetto musicale da un punto di vista esterno, visuale che normalmente la band non riesce a vedere perché troppo coinvolta. Poi, perché i muscoli (progetti) crescano , le flessioni le devono fare le band. Non sono un servizio dove paghi per avere un lavoro già fatto.

La seconda domanda, dopo esserci grattati la lingua con la prima, è: In che modo Alberto Quadri e l’Alberto Quadri project aiutano le band emergenti a migliorare se stesse?

Innanzitutto dedico del tempo con le band per capire bene qual’è l’obiettivo che si vuole raggiungere. Molto spesso mi trovo a parlare con musicisti che credono di avere degli obiettivi validi ma confrontandoci si scopre che sono troppo vaghi e questo provoca un dispendio di energie e tempi che portano la band a girare attorno all’obiettivo senza mai centrarlo.

A seguire, quando si ha un obiettivo valido e concreto, si costruisce una road map che ci mantenga sulla strada giusta da seguire. Si creano delle check list settimanali per vedere quali punti si sono raggiunti e quali no, in modo da aggiustare il tiro. Insomma si procede passo per passo, punto per punto.

Quali sono i 3 gruppi abruzzesi che risultano più conosciuti fuori regione?

Non sono particolarmente informato sulla scena musicale abruzzese ma il primo nome che mi viene in mente sono il Management del dolore post-operatorio che sento nominare più di tutti. Il Management spinge bene l’informazione, anche grazie a Facebook: con i suoi 29.000 likes sulla pagina ha un bacino di ascoltatori non indifferente e questo sicuramente gioca un ruolo importante nella promozione del progetto musicale.
Un altro personaggio che conosco della scena abruzzese è il cantautore Francesco Costantini, conosciuto durante un mio seminario sull’auto-promozione al Meeting etichette indipendenti (MEI) di Faenza. Costantini segue attivamente il mio blog.

 Francesco Costantini – Canzone piccola

Per la serie master chef è un format da copiare: quali sono gli ingredienti necessari per la creazione di una scena musicale propositiva e utile allo sviluppo e alla diffusione della musica di qualità?

Sicuramente ci dev’essere sinergia tra tutti i principali attori  della scena: musicisti, operatori del settore quali studi di registrazione/etichette e i locali. Se manca uno solo di questi componenti il meccanismo non funziona bene e questo si ripercuote su tutta la musica.

Altro fattore fondamentale è evitare di concentrarsi principalmente sull’aspetto economico di questa scena musicale.L’esclusiva attenzione nei confronti del lato economico della musica limiterebbe molto lo svilupparsi di idee innovative ed originali.

Come scriveva Roger Water “Money it’s a gas”: secondo te, come si crea interesse imprenditoriale e si attirano investimenti, anche piccoli, nel settore musicale?

Sicuramente per creare interesse imprenditoriale attorno alla musica, ci dev’essere prima l’interesse della gente comune. Riportare i giovani a sentire musica dal vivo di qualità è un primo passo. Bisogna far partire il bisogno dalla fine della catena: dal pubblico. Ogni business gira attorno alle richieste della gente dunque anche quello musicale non è di meno.

C’è bisogno anche di ricreare una cultura musicale basata su musica emergente che con il tempo è andata persa e questo lo si può’ fare proponendo spettacoli di qualità, visto che ultimamente se ne vedono pochi. L’ascoltatore si è abituato alla mediocrità perché sommerso da musica qualitativamente medio/bassa, a causa della facilità con cui internet permette di creare e veicolare progetti musicali fatti in casa.

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Management del dolore post – operatorio

Da buon coach, sapresti delinearci quali sono i primi passi per la creazione della rete a supporto della scena musicale abruzzese, argomento del dibattito di Domenica 28 giugno al Majella Sound camp?

Non esiste una formula magica che ci possa aiutare ad escogitare la soluzione perfetta, né tanto meno una bacchetta magica che la faccia apparire senza sforzi. La rete va creata partendo dalle basi: i musicisti.

E’ indispensabile che si crei una forte sinergia tra le band per supportare le iniziative che locali e operatori del music business possono mettere in atto. Mi riferisco al fatto che, oltre alla poca gente che supporta la musica live, sempre meno musicisti vanno a sentire e supportare le band emergenti della loro zona. Credo che il primo passo sia quello di riportare la gente nei locali per ascoltare la musica vera, quella suonata con anima e corpo, sudata e viscerale. Ma perché ci sia gente, i musicisti devono essere in prima linea seguendo le altre band , che poi faranno lo stesso con loro. Questo meccanismo crea interesse, incuriosisce e innesca il passaparola del tipo “ ieri sono stato al xxx, sai quanta gente? Musica che spaccava veramente! “ Da qui poi parte il tam tam sui social network, questo è l’inizio di una piccola fiamma di rinascita. Di locale in locale, di manifestazione in manifestazione, se il gruppo di musicisti locali si divide per andare a supportare la musica emergente della propria zona, si sono mosse le acque.

Per lo svilupparsi di questo meccanismo ci vuole il supporto degli operatori musicali che organizzano e sponsorizzano eventi costruiti su misura per innescare questo movimento che incentiva il supporto reciproco tra le band. Si può’ pensare, ad esempio, ad una forma associativa dove questi musicisti, supportando le band nei locali o manifestazioni, abbiano particolari sconti su bibite, cibo, strumenti musicali ecc.. coinvolgendo pian piano tutti i settori che ruotano attorno alla musica.
Per ora sono solo idee, di base ci dev’essere la ferma volontà di far ripartire un mondo musicale che sembra soffrire di una malattia incurabile ma in realtà necessita solo di più attenzione.

Grazie per la tua disponibilità , un saluto da Subcity.it, ci vediamo Domenica al Majella sound camp.

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