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Itinerari urbani: Pescara Portanuova, la Cittadella giudiziaria e l’occhio di Ettore Spalletti.

20 Dic , 2013  

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Pescara Portanuova: la Cittadella giudiziaria, Opera incompleta e l’occhio di Ettore Spalletti.

Il nuovo Palazzo di Giustizia di Pescara denominato nell’ufficialità con l’appellativo “cittadella giudiziaria” ma comunemente noto ai pescaresi come Nuovo Tribunale, si trova al centro di quella che una volta era un’enorme distesa di terra incolta e terrapieni ferroviari che alternavano paludi e campetti di calcio periferici e sabbiosi in cui generazioni di calciatori in erba, tra cui gli iscritti alla mitica Adriano Flacco, venivano svezzati a giri di campo e partitelle d’allenamento. Adesso questo piccolo mondo al gusto di terra non c’è più, sostituito da un’imponente insediamento architettonico che oltre al Nuovo Tribunale comprende piazza Accademia e il complesso edilizio dei palazzi Ferrini, edifici che gravitano attorno al polo universitario cittadino, in attesa di essere realizzato nella sua interezza.

Ettore Spalletti, scultura

Dopo aver oltrepassato un ponte della ferrovia volutamente abbandonato al degrado ed al tubare dei piccioni, per ricordare a tutti che qui siamo pur sempre in periferia, proseguite la strada verso destra e il vostro sguardo verrà subito catturato dalla location dell’ultima edizione della mostra d’arte contemporanea FuoriUso 2013: il palazzo Opera, edificio progettato da Mario Botta e incompleto a causa della congiunturale mancanza di pecunia. Appena dopo l’incompiuto, scorgerete la fisicità matura del Tribunale Nuovo, è il momento di attraversare la strada, vi consiglio di usare le strisce pedonali anche se siete dei non-turisti allergici alle regole, perché trattasi di strada composta da due enormi corsie che gli automobilisti autoctoni tendono ad usare come corsia di accelerazione, chissà per quale motivo poi, visti i conseguenti e ravvicinati “dare precedenza” che immettono il flusso di traffico nelle rotonde di via Antonio Lo Feudo e via Tirino.

Ora che siete sani e salvi da quest’altra sponda della carreggiata, avviatevi verso l’entrata del Tribunale ma, appena salite le scale, attenti, potreste rimanere abbagliati e inciampare su una scintillante e misteriosa lastra di pietra nera africana che vi guarda con quel suo occhio azzurrino, colore predominante nell’arte di Ettore Spalletti, celebratissimo artista abruzzese fautore di questa scultura, colui per il quale, secondo la leggenda, l’archistar americana Frank O. Gehry raggiunge la località di Cappelle sul Tavo (Pe) per godere dell’arte di Spalletti e riportarsela negli States,  a suon di dollaroni. Fate un giro intorno alla fontana e vi sembrerà che quell’acqua scivoli dalla superficie nera senza nemmeno toccarla, imprimendo nel vostro io quello sgorgare dal nulla, come se l’acqua, prima invisibile su quel piano di pietra, si palesasse ai tuoi occhi nel momento in cui si tuffa da quella centimetrica cascata. Adesso puoi chiudere la tua bocca esterrefatta, caro non-turista, e smetterla di dondolare intontito attorno a questo capolavoro di illusione ottica, prima che qualche avvocato di passaggio pensi di dichiarare la tua semi-infermità mentale.

Pietro Cascella

Scultura di Pietro Cascella.

Oltrepassare la cancellata, aperta dalla mattina fino al pomeriggio inoltrato e, nel caso tu riesca ad entrare nella sala convegni del tribunale, potrai osservare il mosaico in bianco e nero, con tessere in marmo modellate a mano, realizzato da Enzo Cucchi, artista della Transavanguardia. Appena dopo la cancellata troverai, sulla tua destra, all’entrata dell’aula magna, una piccola scultura di Pietro Cascella dedicata ad Alessandrini, Pescara è disseminata di opere, spesso discutibili, dei Cascella. Dagli un’occhiata, prima di alzare lo sguardo verso il cielo e intrecciare il tuo guardare nelle ruote di luce (perennemente spente, ahimè!) dell’artista piemontese Michelangelo Pistoletto:  questi cerchi percorrono tutta la galleria del Nuovo Tribunale. Cammina con gli occhi al cielo, che di avvocati, giudici e forze dell’ordine ne è pieno il mondo ma questa galleria d’arte la trovi solo qui, come parte di un tutto fedele al suo compito di dispensare condanne e assoluzioni, e costruita per tentare di sdrammatizzare quell’atmosfera grave dando la possibilità al cittadino di vivere diversamente questi luoghi, altrimenti pervasi esclusivamente dal potere statale e dalla sua capacità di assoggettare la vita degli esseri umani.

Ruote di Pistoletto

Ruote di luce, Pistoletto.

Quindi, mio caro non-turista, sperando che tu non sia nei guai con la legge o talmente tanto sensibile da farti rovinare la tua camminata da queste considerazioni, ti invito ad uscire da questa galleria di ruote, che se fossero accese sarebbero illuminate da una luce verde, per dirigerti verso piazza Accademia e viale Pindaro, quartiere universitario e luogo ideale per una pausa pranzo immersi nella giovanitudine. Appena conclusa la scalinata del Tribunale, sulla vostra destra  apparirà un grosso manufatto in cemento armato, trave ruginosa e tubo idraulico di plastica arancione: è il monumento alle vittime dei caduti di Nassirya che, nonostante l’apparente abbandono, è artisticamente valido e altamente simbolico. Bhè, alle spalle della scultura c’è la distesa di terra che un giorno, secondo i progetti, dovrebbe ospitare la nuova ala dell’Università D’Annunzio, forse! Arrivati su viale Pindaro attraversate la strada, lì troverete cibarie stuzzicanti a costi contenuti.

Monumento caduti Nassirya

Monumento alle vittime dei caduti di Nassirya.

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