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Un collezionista nel Pallone: Renato Mariotti [Fermenti]

7 Lug , 2014  

Nel primo campionato mondiale in assoluto del 1930
Ecco il primo appuntamento con Fermenti, interviste seriali a cura di Virginia Marrone, intenta a farci scoprire le realtà associative che si propongono come linfa dello sviluppo e dell’innovazione della cultura, dell’arte e della società abruzzesi.

Renato Mariotti, originario di Loreto Aprutino, classe ’64, portiere di calcio fin dall’età di otto anni, della sua passione per il pallone conserva tanti bei ricordi, certo, ma di quelli che vanno ben oltre le esperienze vissute sul campo o giocate da protagonista. Amante e sostenitore attivo di questo sport, Renato studia, cerca, recupera e conserva ricordi ben più tangibili, più o meno remoti, realizzati in pezza, cuoio, spugna, carta, gomma e chissà quali altri materiali. Questi cimeli raccontano di un Calcio dalla rilevanza storica e culturale indiscutibili.

il mondiale nel pallone-Remo Mariotti-Chieti

Il mondiale nel pallone, Museo palazzo de’ Mayo, Chieti.

Da tale dedizione e dalla collaborazione tra diversi enti nasce l’idea della mostra “Il Mondiale nel Pallone. La storia dei mondiali di calcio dal 1930 al 2010”, ospitata nelle sale dello Spazio Esposizioni Temporanee di Palazzo de’ Mayo a Chieti fino al 13 Luglio, giorno fatidico per gli attuali mondiali brasiliani.

Questa mostra gode del patrocinio morale affatto casuale dell’Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) ed è stata curata in ogni sua fase realizzativa dall’associazione onlus Erga Omnes di Chieti, organizzatrice tra l’altro della serata musicale Rock’N’Admo, raccontata anche da noi di Subcity.

il mondiale nel pallone-Remo Mariotti-Chieti

 Le locandine di alcuni mondiali

 Nella mostra “Il Modiale nel pallone”, tutt’altro che scontata e ammirata finora da circa 300 visitatori, persino la diffusione audio concorre a riportare alla mente gioie e dolori mai del tutto sopiti del nostro calcio nazionale. Percorrendo le sale climatizzate con Renato Mariotti, ho la fortuna di conoscere meglio l’origine del tutto, cioè l’attento, paziente e generoso collezionista loretese.

Remo-Mariotti-il mondiale nel pallone

Il collezionista Renato Mariotti con il pallone donato all’AISLA 

D: Ciao Renato, cos’è per te la mostra “Il Mondiale nel Pallone”, in sole 3 parole?

R: Lo specchio dell’anima.

D: Com’è iniziata la tua avventura nel calcio?

R: Dall’età di 8 anni ho iniziato a giocare a calcio nella squadra “ASD LAURETUM 1952” del mio paese, Loreto Aprutino. A 17 anni sono stato ceduto al Chieti Calcio in C2 e lì sono rimasto per due campionati. Dopo la parentesi del Servizio Militare ho militato in alcune squadre dei campionati minori in prima e seconda categoria al fine di conciliare lo sport con gli impegni di lavoro. Ho lasciato il calcio giocato all’età di 30 anni e dal 2000 sono diventato preparatore dei portieri delle giovanili della ASD LAURETUM. Dal 2007 invece sono dirigente del settore giovanile e prima squadra della ASD LAURETUM.

Un pallone di pezza

 Un pallone di pezza

D: Sempre attivo nel calcio, quindi, sia dentro che fuori dal campo. E la tua avventura da collezionista di cimeli calcistici quando è iniziata?

R: Dal 2005 ho iniziato a raccogliere oggetti legati al calcio, in particolare palloni e scarpette, dopo che a mio figlio è stato regalato il pallone dei mondiali 2002, il Fevernova. Da quel momento in poi mi sono appassionato e sono andato alla ricerca di video e immagini soprattutto per capire come erano i modelli di palloni e scarpini degli anni precedenti alla II guerra mondiale: è nata così una passione quasi viscerale.

palloni Telstar del 1974 (a sinistra) e il pallone Tango Durlast

Palloni Telstar del 1974 (a sinistra) e il pallone Tango Durlast.  

D: A quale oggetto, tra quelli in mostra, sei più affezionato?

R: Il pallone Fevernova del mondiale 2002, in mostra nell’ultima sala del percorso espositivo.

La prima partita internazionale si gioca il 30 novembre 1872

La prima partita internazionale si gioca il 30 novembre 1872: ecco il pallone.

D: La differenza più grande tra un pallone ufficiale di oggi e uno di fine ‘800?

R: Un pallone ufficiale di oggi lo si guarda e poi col tempo resta quasi indifferente nella memoria, mentre il pallone di fine ‘800 più lo si guarda e più rimane impresso, è come se guardandolo si vedesse anche la persona che l’ha costruito e le persone che lo hanno preso a calci.

D: Puoi dirmi come e dove trovi i pezzi scelti così oculatamente?

R: Dal 2005 è stata una ricerca continua sul web ed è stata l’occasione per conoscere altri appassionati.

D: …quindi dalla rete della porta sei passato ad una rete sconfinata.

R: La ricerca naturalmente è avvenuta in tutto il mondo. Fino a tre o quattro anni fa in pratica non esistevano collezionisti “ufficiali”, quindi io e i pochi altri appassionati di calcio incontrati in rete possiamo definirci “pionieri” di questo tipo di collezionismo.

D: A chi potrebbe rivolgersi una persona che oggi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

R: Chi volesse affacciarsi per la prima volta su questo mondo può tranquillamente contattarmi per email, che è renato.matteo1@libero.it. Sarò disponibile a dare qualsiasi chiarimento e/o consiglio.

Nel primo campionato mondiale in assoluto del 1930

Primo campionato mondiale in assoluto del 1930: i due palloni.

D: Che situazione vive l’Abruzzo in merito a questo particolarissimo settore del collezionismo? Conosci altri appassionati come te?

R: Sinceramente credo che in Abruzzo non ci siano collezionisti del genere e comunque non mi è mai capitato di incontrarne sul web. Mi sento di poter affermare con una certa precisione che in Italia ci sono cinque o sei collezionisti e nel mondo non più di una decina, relativamente al numero di palloni esposti nella mostra “Il mondiale nel pallone”. Per quanto riguarda la collezione di scarpe da calcio, invece, forse in tutto il mondo e in particolare in Germania, esiste una sola collezione allo stesso livello di quelle esposte qui.

D: In questa mostra si respirano momenti di storia, non solo calcistica. Quale notizia ti ha colpito più di tutte quando ne sei venuto a conoscenza?

R: Nei primi mondiali le squadre che partecipavano dovevano imbarcarsi sulle navi per diversi mesi tra andata e ritorno.

D: Uau!

R: Già, a pensarci sembra quasi una migrazione di popoli…

Cimeli del mondiale del 1954 giocato in Svizzera

Cimeli del mondiale del 1954 giocato in Svizzera 

D: Vivi il calcio a 360°, sia da appassionato che da addetto ai lavori: cosa prenderesti a calci del calcio attuale e che cosa, invece, ritieni sia rimasto immutato o desideri che non scompaia?

R: A metà degli anni ’90 il calcio professionistico, che comunque viveva di cosiddetta passione dilettantistica, ha subìto una profonda trasformazione. Le società di calcio sono diventate vere e proprie industrie e con l’avvento delle sponsorizzazioni hanno iniziato a creare il “prodotto calciatore”, quasi un robot. Questo ha una certa logica commerciale e non ci si può fare nulla. Quello che invece bisogna cercare di fare è rieducare il calcio dilettantistico al fine di fare guardare, soprattutto ai giovanissimi, il calcio nella giusta dimensione e quindi scardinare dal calcio dilettantistico quella parte negativa che ci si è annidiata: IL PEGGIO DEL CALCIO PROFESSIONISTICO.

Alcuni cimeli delle edizioni dei mondiali anni '70

Alcuni cimeli delle edizioni dei mondiali anni ’70 

D: Cosa ti ha spinto a esporre la collezione? Come sei riuscito a mettere in pratica la tua idea?

R: L’idea di esporre la collezione è nata da qualche mese, così, solo per gioco; poi parlando con la mia compagna Carla abbiamo convenuto che probabilmente la mostra avrebbe potuto riscuotere successo di partecipazione e quindi riuscire ad attirare l’attenzione su problematiche sociali importanti. E’ lei, Carla, che mi ha suggerito di contattare l’ AISLA per capire se sarebbero stati disposti a patrocinare la mostra, e grazie a quell’occasione abbiamo incontrato il caro Pasquale Elia, presidente dell’Associazione Erga Omnes, ed è partito tutto. E’ proprio il caso di dire: “quasi per gioco”!

D: Ti va di ringraziare qualcuno in particolare?

R: Per quanto concerne la mostra ho il dovere morale di ringraziare tutto lo staff del museo Palazzo De’ Mayo che ha accolto l’idea con incredibile entusiasmo e questo mi ha davvero meravigliato positivamente visto che “l’inclinazione culturale” degli addetti ai lavori era di tutt’altro genere. Naturalmente non posso mancare di ringraziare gli altri enti che hanno sostenuto l’iniziativa e soprattutto l’AISLA e l’ Ass. Erga Omnes che con il loro patrocinio hanno dato lustro all’iniziativa. In ultimo devo ringraziare due persone che per me sono le più importanti: mio figlio Matteo e la mia compagna Carla.

 

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L’edizione speciale della Gazzetta dello Sport del 12 giugno 2014

Non dimentichiamo che uno dei suoi palloni di fine ‘800 presenti alla mostra (quello che tiene in mano nella foto), verrà estratto a sorte tra quanti avranno destinato una libera donazione all’Aisla durante i giorni della mostra.

Quando e come visitare la mostra?

Fino al 13 Luglio da martedì a domenica, dalle 19 alle 23, ingresso libero.

Testo e Foto: Virginia Marrone

 

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Occupazione del Nuovo Teatro Teramo: intervista a Enrico Melozzi.

7 Giu , 2014  

Nuovo teatro Teramo - slogan

Alla fine di Corso San Giorgio, a pochi metri da Piazza Garibaldi, a Teramo, si incontra quello che fu un edificio teatrale fino al 1959, anno dell’abbattimento e della sua trasformazione in grande magazzino…

L’edificio riaprì i battenti sotto il marchio della Standa. Dalla Standa si è passati all’Oviesse e, di affittuario in affittuario, ci si è resi conto che l’alto costo di locazione dell’immobile rendeva difficile la sopravvivenza delle attività economiche nello stabile.
Perché allora non dedicare questi locali alla cultura e alle arti, vista la vocazione storica di questi spazi e l’impossibilità di ospitare attività commerciali remunerative? Alcuni artisti hanno ragionato in questo modo e, nel mese di Gennaio, stanchi di esser ignorati dalle amministrazioni, hanno preso in mano la situazione occupando i locali dell’ex Oviesse. Il gruppo di artisti è stato animato dalla necessità di spazio per le loro professioni artistiche e dalla voglia di riconsegnare alla città di Teramo il suo storico teatro.  Affascinata da questa prospettiva e convinta della necessità di raccontare questa esperienza Marianna Di Felice ha deciso di intervistare Enrico Melozzi, compositore, direttore d’orchestra e produttore discografico teramano molto attivo in tutta Italia,  per capire cos’è successo in quei mesi di occupazione e cosa riserva il futuro al Nuovo Teatro Teramo.

Occupare a Teramo non dovrebbe essere stata una cosa facile: qual era lo stato d’animo dei cittadini teramani riguardo l’occupazione?

Nelle prime ore in cui noi eravamo dentro e nessuno sapeva che noi eravamo lì, sono passate tante persone, ma nessuno si è accorto di niente. All’interno c’erano decine di noi che si muovevano, pulivano, mettevano striscioni. La gente di Teramo è un po’ così: passeggia e guarda dritto a sé o si guarda i piedi quando cammina. Quel vecchio grande magazzino non lo calcolano più: non c’è appeal, non c’è interesse, gli passano vicino indifferenti.
C’è da dire che dopo lo sgombero si è sentito l’urlo di rabbia della gente che, invece, si fermava a guardare le vetrine piene di opere d’arte e di striscioni, ma coloro che hanno deciso di svuotare, hanno tolto tutto perché meglio il vuoto, il nero, il grigio e il nulla che l’arte.
Perché l’arte fa discutere e il nulla invece fa andare avanti senza ricordi. Non ti ricordi la storia di quel posto, non fai un dibattito, niente di niente, è così. E’ un atteggiamento di stampo fascista. Succedeva questo quando, sotto il periodo fascista, ci si riuniva a discutere intorno a qualcosa che era visto come un pericolo per la dittatura.
Io a Dicembre ho iniziato a progettare questo evento che è andato benissimo, ha funzionato, si è riaperto il dibattito sul teatro. Tanta gente ha fatto sua la battaglia e ne parla come fosse una propria battaglia anche se è nostra, ma non fa nulla, possono copiarci, non c’è il copyright sulle battaglie.
Ora non c’è più nulla nelle vetrine dell’ex Oviesse perché hanno tolto tutto, addirittura alcune opere d’arte sono state danneggiate durante la rimozione.

 

Nuovo teatro Teramo - intervista Enrico Melozzi


Cultura versus Commercio: le persone sono favorevoli a far rinascere la cultura oppure vogliono un esercizio commerciale al suo posto?

Le persone erano totalmente d’accordo altrimenti il caso non avrebbe fatto nemmeno notizia, e nessuno si sarebbe preoccupato di noi. Al contrario si è potuto notare con quale dispiegamento di forze siamo stati attaccati, con quali accuse, con quali toni siamo stati presi di mira solo per aver riaperto uno spazio che era chiuso da mesi ed era inutilizzato. Stiamo parlando di luoghi pubblici, quindi anche nostri, e inutilizzati: un peccato! Questi luoghi devono essere usati soprattutto in base alle emergenze e alle necessità pubbliche che ci sono in città e l’emergenza, al momento, a Teramo, è quella culturale. La nostra azione trae legittimità da questo ma spesso ci hanno additato come dei terroristi. Una riflessione sarà d’obbligo per il prossimo sindaco, oltre alla capacità di intercettare il malcontento di tutti gli operatori culturali della città che ormai stanno cominciando a mostrare i denti. La rappresentanza è chiara perché molte persone del mondo culturale si sono candidate ed hanno raccolto molti voti, quindi da oggi in poi tutti quelli che si occupano di cultura sono rappresentati, e il sindaco, chiunque esso sia, sarà costretto a tenerne conto.

Il Comune e il Nuovo Teatro Teramo: come si è posto il sindaco uscente Brucchi nei confronti dell’occupazione?

Il sindaco si è posto in maniera arrogante e ha fatto capire che era terrorizzato da quello che stavamo facendo. Terrorizzato dalla cultura che si insinuava tra i suoi interessi e quelli di chi gli reggeva il gioco.
Perché gli spazi pubblici vuoti dovevano andare a qualcuno che ne usufruiva a pagamento, utilizzando il vecchio metodo del voto di scambio. Un giudice ci ha addirittura assolti riguardo tutto quello che noi avevamo detto, asserendo la verità delle nostre istanze.
La nostra battaglia dura da otto anni e ci sono stati momenti di totale solitudine.
Persone che hanno un millesimo del mio curriculum, mi hanno chiamato ragazzo o giovane. Si trattava solamente di delegittimare chi ha qualcosa da dire sul serio ed ha dei progetti concreti da mettere in pratica: ovviamente questo non conviene alle loro tasche. Ma la battaglia c’è stata e l’abbiamo vinta noi. Sulla cultura o si riapre un dibattito serio ed onesto oppure scoppia proprio la guerra.Sperando che il vecchio modo di pensare della politica sia finito e si pensi a non ignorare certe realtà.

 

Nuovo Teatro Teramo - striscioni

 

Il Nuovo Teatro Teramo oggi: l’idea di un nuovo teatro esiste ancora?

L’idea del teatro è solo stata accantonata perché gli artisti hanno fatto quello che dovevano fare, hanno occupato, hanno urlato, hanno protestato, e son tornati alla loro quotidianità senza abbandonare quello spazio col pensiero.
Stanno solo aspettando il momento proficuo per ribadire a gran voce le loro idee.

Compagni d’avventura: chi oltre a lei, si è distinto nella protesta?

Mauro Baiocco è il più presente in città perché io sono fuori Teramo e non riesco a rapportarmi al territorio quotidianamente, come fa lui. Ha avuto un buon risultato nella nostra lista. Evidentemente c’era bisogno di questa candidatura.

Marianna Di Felice per Subcity.it

 

 

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