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Che cos’è un “Selfie per il Tube Cult Fest”?

8 Apr , 2014  

Tube Cult Fest

– Che cos’è un “Selfie per il Tube Cult Fest”? – mi ha chiesto uno dei collaboratori di Subcity. – Un contest che abbiamo organizzato col Tube Cult Fest per regalare tre ingressi al festival– – Ma state fuori, avete chiesto a dei metallari-stonerbestie di farsi dei selfie, quelli se vi incontrano per strada vi tagliano la coccia con le corde affilate delle loro Jackson? –

Questo mi son sentito rispondere da un mio collega subcitiano quando gli ho detto del concorso “Un selfie per il Tube Cult Fest”. Un’affermazione perfetta per ribadire lo stereotipo del metallaro birromane e truculento, e per farmi pronunciare la domanda “Ma perché i metallari esistono ancora?”. “Si che esistono”, ha risposto il mio caro collega, e amico “ma non esistono più i buon vecchi metallari di una volta, quelli che il pop è una bestemmia e ruttare una dichiarazione d’amore, quelli che i capelli lunghi me li lavo col balsamo e i pantaloni sono solo strettissimi, eccetera eccetera”. Dopo questo scambio di battute siamo ancora più convinti del nostro contest e del suo rompere gli schemi. Sapevamo che sarebbe stato difficile far digerire a degli amanti del metallo pesante una pratica proveniente da minchiosissime tendenze da social network. Abbiamo voluto sfidare la sorte, e lo stereotipo, lasciando che gli heavy selfie sarebbero venuti a noi. E poi, mi domando, se un metallaro di quelli oldies può fregiare il suo chiodo o giacca jeans con un meme ante-litteram quale Eddie degli Iron Maiden, non vedo perché  non possa sbracarsi schernendo la pratica mainstream e idiota del selfie con le facce più dissacranti e idiote che possano venirgli in mente. In palio, non dimentichiamolo, ci sono i biglietti del Tube Cult Fest, mica mare, mojito e reggaeton.

Che cos’è il Tube Cult Fest?

Un festival che ha voluto rompere col silenzio in cui sonnecchiava la scena heavy rock e stoner abruzzese. Un’iniziativa partita dalla stoner band Zippo e dal suo front-man Davide Straccione per rompere l’assordante e provinciale silenzio in cui era addormentata la scena heavy pescarese e abruzzese. Pescara, secondo i creatori del Tube Cult,  doveva sturarsi le orecchie a suon di orange e uscire da quell’anonimato musicale in cui tutti i malati di musica heavy, e non solo, tendevano a collocarla. Missione compiuta? Direi di si, visto che negli anni il Fest ha ospitato gli Ufomammut e  i Karma to Burn, tanto per dirne due. Oltre a questi illustri spaccatori di timpani, abbiamo avuto gruppi, come gli stessi Zippo, cresciuti a pane e Tube Cult che adesso dividono importanti palchi internazionali, tra cui quello del Desert Fest, con mastodonti del genere quali Orange Goblin, Karma to burn, Zu, Ufomammut, Colour Haze.

Una guerra contro il provincialismo sordo combattuta a suon di decibel.

Il Tube Cult ha vinto sei battaglie, una più ardua dell’altra e, tolta la ritirata strategica del 2013, anno in cui i suoni elefantiaci del Fest sono rimasti seduti, ha vissuto un crescendo. Quest’anno gli abitanti della zona tra Maze e Orange hanno già prenotato la visita dall’otorino, terrorizzati dalla possibile sordità. I più temuti dai padiglioni auricolari di tutta la città, e oltre, sono i Whitehorse, band australiana definita da Davide Straccione come la “nuova unità di misura” per calcolare i picchi di decibel, non quelli che superano le soglie consentite dalla legge, ma quelli che vanno oltre i limiti della sopportazione umana. Oltre a questi cavalli furiosi avremo i Samsara Blues Experiment, e tanti altri, i cui nomi troverete fra un paio di righe. Per gli ascolti vi consigliamo il sito ufficiale del festival, lì troverete tutto quello che vi serve, nel frattempo vi lasciamo con un brano spacca chiappe e con la certezza che voi, metallari o no, sto Selfie per vincere gli ingressi gratuiti al Tube Cult siete già corsi a farvelo.

 

Programma

SAMSARA BLUES EXPERIMENT (Berlino, GER)
heavy-psych combo berlinese

Sabato 19 aprile 2014 –  Orange Rock Café, Pescara

WHITEHORSE (Melbourne, AUS)
Bestia proviene dall’Australia

Sabato 19 aprile 2014 – Orange, Pescara

GLITTER WIZARD (San Francisco, USA)
Garage/glam/prog/psychedelic/retro-rock band più pazza d’America.

Sabato 19 aprile 2014 – Maze, Pescara

ZIPPO (Pescara, IT)
Dieci anni e non sentirli

Venerdì 18 aprile 2014 – Orange, Pescara

MOMBU (Roma, IT)
Mostruoso duo Voodoom

Sabato 19 aprile 2014 – Maze, Pescara

CARONTE (Parma, IT)
Il lato oscuro del doom

Sabato 19 aprile 2014 – Orange, Pescara

ZOLLE (Bruzzelle, IT)
Ultra Heavy Rock dalla Longobardia (non chiamatelo sludge per favore)

Venerdì 18 aprile 2014 – Maze, Pescara

HAW (Budapest, HU)
Bestie da soma istruite

Venerdì 18 aprile 2014 – Orange, Pescara

THE WHIRLINGS (L’Aquila, IT)
L’anima sensibile dello stoner rock

Sabato 19 aprile 2014 – Maze, Pescara

NAGA (Napoli, IT)
La muta del serpente è completata

Venerdì 18 aprile 2014 – Orange, Pescara

SONS OF REVOLUTION (Teramo, IT)
Rivoluzione Rock Blues

Venerdì 18 aprile 2014 – Maze, Pescara

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Trame e minimalismo cromatico: le installazioni di Bruno Cerasi

8 Apr , 2014  

Per il nostro abituale appuntamento con gli artisti contemporanei abruzzesi riprendiamo da dove avevamo lasciato Jukuki e Danny Jorket, ovvero nei pressi del Mumi di Francavilla al Mare per  la mostra Mutaforma. Qui  ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Bruno Cerasi, il quale  in collaborazione con Giustino di Gregorio ha realizzato Oxygen, installazione che ha riscosso un notevole interesse da parte del pubblico. 

Bruno Cerasi - Giustino Di Gregorio, OXYGEN.

Bruno Cerasi – Giustino Di Gregorio, OXYGEN, Installazione/Light design, 2014

Prima di tuffarci nell’inchiostro dei lavori di Bruno Cerasi  il nostro saluto va all’immagine che questo mese fa da sfondo alla pagina. Si tratta di un particolare di K(NEW)LEDGE, installazione realizzata da Bruno  in occasione della manifestazione Orto dell’arte ad Ortucchio (AQ) nel 2013.

Bruno Cerasi, installazione, 2012.

Installazione, materiali vari, 2012

Bolognese di nascita ma abruzzese d’adozione, dopo aver abbandonato gli studi in ingegneria Bruno ha portato avanti il suo percorso  artistico operando una serie di riflessioni  sui rapporti umani, indagandone le relazioni e le interazioni : ambientazioni quotidiane che richiamano luoghi e gesti comuni, fitte trame che legano oggetti  apparentemente banali ma capaci di evocare parole ed  assenze.

Bruno Cerasi, Human Needs @Affittarti.

Human Needs @Affittarti, Installazione/ready-made, Asse & ferro da stiro, smalti, fili, camicia, 2013

Il dato umano,  collocato in una dimensione altra rispetto allo spazio artistico in senso stretto è generalmente assente.  Agli oggetti  è demandato il compito di suggerire, attraverso  un intricato gioco di fili,  il richiamo alle persone, ai legami e alle loro difficoltà relazionali e comunicative.

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

Particolare, Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

L’umanità con i suoi bisogni e le sue incapacità relazionali è dunque la  protagonista indiscussa della ricerca di Cerasi. Una tavola imbandita con grande cura ed attenzione per i dettami del galateo , finisce così per incarnare un’abbuffata simbolica, dove all’ipertrofia dei mezzi e delle possibilità  corrisponde un senso di  vacuità e di insensata fissità

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara, 4 agosto – 8 settembre 2013

La riflessione su un’umanità bloccata dalle infinite possibilità offerte dei mezzi di comunicazione predomina anche nell’installazione realizzata per Apertamente a Pescina (AQ). Qui oltre ai fili, la presenza della pellicola VHS sottolinea ancora una volta il ruolo giocato da una comunicazione ipertrofica: il colore nero,quasi come petrolio, imbratta le farfalle di carta le quali non sono più in grado di fuggire ed agire liberamente.

“Carta contaminata ed intrappolata. Ci sono anche delle farfalle bianche nell’installazione, mi piace far pensare che si possano salvare in qualche modo, o anche no.”

Human Needs @ Apertamente.

Human Needs @ Apertamente, Palazzo Palladini/Biondi- Pescina (AQ), 2-9 agosto 2013

Le farfalle  realizzate secondo la tecnica dell’origami raccontano la passione di Bruno per il lavoro metodico, la cura dei dettagli e la dimensione artigianale, in parte ereditati da suo nonno, un sarto con il quale per diverso tempo ha diviso lo studio.

L’estrema pulizia e il minimalismo che caratterizzano le sue opere dimostrano la continua ricerca di un’armonia negli oggetti e nelle cose oltre l’apparente caos del dato materico dello smalto nero.

Bruno Cerasi, Self-portrait in studio.

Self-portrait in studio with butterflies, December 2013.

Nel 2013 Bruno ha preso parte alla Triennale di Istanbul con CONTAMIN#ART#ION. La cornice del quadro non delimita l’opera d’arte la quale si espande nel mondo esterno sottoforma di informazioni e dati.

“Ho inserito i cancelletti nel titolo per richiamare l’uso eccessivo degli hashtag, spesso e volentieri per pubblicizzare in modo sterile l’arte, finendo per toglierne sempre più il suo reale valore.”

"CONTAMIN#ART#ION", Installazione.

“CONTAMIN#ART#ION”, Installazione, Legno, smalti, acrilici, nastro VHS, lana, corde,  2013

Frutto di un progressivo lavoro di riduzione, le opere di Cerasi testimoniano la volontà dell’artista di allontanarsi volontariamente dalle infinite possibilità del mondo dei colori. A partire dalla realizzazione di installazioni che prevedevano l’uso esclusivo di magenta, ciano, giallo e nero Cerasi ha continuato  il suo cammino verso una radicale visione in bianco e nero. L’installazione CMYK_PATHS  concepita come un percorso all’interno del locale La Designeria è stata l’ultima opera  a colori realizzata da Bruno.

Bruno Cerasi, CMYK_PATHS @ LaDesigneria.

CMYK_PATHS @ LaDesigneria – Pescara, febbraio 2013

Oxygen, rappresenta dunque l’ ulteriore passo verso un minimalismo estremo. Il bianco è chiamato a dialogare non più con lo smalto nero e la sua ingombrante presenza materica ma direttamente con la luce, elemento introdotto da Giustino Di Gregorio. A tratti ipnotica, l’installazione mostra ciò che rimane di un letto  strappato nel mezzo; le due parti tuttavia non risultano completamente avulse l’una dall’altra: una serie di fili  intrecciati sui quali vengono proiettate  sottili lame di luce bianca testimonia la persistenza di un legame, nonostante tutto.

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