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Pescara, Rancitelli: Orto con arte, gli artisti mettono i piedi nella terra.

9 Mag , 2014  

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L’Orto Urbano di via Sacco ne ha combinata una delle sue, invitando per la colazione di Sabato 10 maggio, alle ore 9, alcuni degli artisti della scena creativa abruzzese.

A piedi nudi nella terra gli artisti sono invitati a riscoprire le protuberanti carezze della grande madre, e poi, ispirati da questo abbraccio panico, potranno realizzare un’opera a loro piacimento e donarla a questo pezzo di terra verde nel bel mezzo dei palazzoni cittadini. I piedi nudi si andranno a ficcare nella terra lavorata da quelle persone che si incontrano e si confrontano spontaneamente per ribadire l’importanza del legame tra l’uomo e la natura. Gli artisti in questione, rigorosamente citati in base alla lista completa che troverete nella seguente locandina, sono Gloria Sulli, Marco Bevilacqua, Rossella Fauro, Claudia Di Domenica e gli altri:

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 Orto con Arte, programma e elenco artisti

Bisogna capire la terra

– Bisogna capire la terra – predicano, quasi anacronisticamente, gli agitatori dell’associazione culturale Radici e i contadini urbani che curano l’orto, alla testa di numerose iniziative coraggiose e sudate che vogliono affermare l’importanza e la centralità della terra nelle nostra vita. Bisogna sempre ricordare che il nostro cibo, la nostra acqua e l’essenza stessa della nostra vita provengono dalla natura, di cui la terra è una madre impossibile da ripudiare, pena la nostra stessa esistenza su questo pianeta.

Si cerca di dare nomi accattivanti (anglosassoni?!) alle buone pratiche di riscoperta del legame con la terra: guerrilla gardening, social farming e tutti questi anglicismi che rendono esotico quello che il conformismo dettato dalla cultura del consumo, per dirla con Pasolini, ha voluto cancellare dal nostro dna di italiani: il legame con la natura e il nostro essere spontaneamente e proficuamente legati al ritmo delle stagioni e alla terra, quella da lavorare con saggezza e dedizione, sacrificio e sudore.

Pier-Paolo-pasolini-Scritti-Corsari-Abruzzo

 Pasoliniana memoria

Pasolini predicava conservatorismo, a detta di molti intellettuali del tempo, ma bisogna ammettere che in quanto a distacco dalle nostre radici e ad omologazione nel consumo, abbiamo fatto molta strada, avvicinandoci alle sue previsioni più pessimistiche.

La nostra cultura contadina si è evoluta in cultura delle produzioni di massa, sacrificando il tempo da dedicare alla terra per guadagnare i soldi utili ad aderire ai consumi di massa, o, se il reddito è più alto, a distinguersi all‘interno dei consumatori, comperando merci e servizi d’élite capaci di farti essere diverso, spendendo un prezzo più alto: produci, consuma, crepa, a dirla con Giovanni Lindo Ferretti.

CCCP, Morire dall’album “Affinità e divergenze…”

Prima abbiamo acquistato le comodità elettrodomestiche (frigorifero, lavatrice etc), poi abbiamo acquistato gli hobby (dischi, televisori, vestiti) e adesso spediamo tanti soldi per acquistare prodotti biologici, o presunti tali, che ci permettano di avere quell’alimentazione sana e libera dagli inquinamenti che il modello di produzione intensiva e su larga scala ha provocato. 30 anni fa ci coltivavamo da soli i prodotti “biologici” e li condividevamo insieme ai nostri amici e vicini di casa, adesso, invece, comperiamo gli smartphone per fotografare noi stessi, i nostri ortaggi biologici e i nostri manicaretti per condividerli con i nostri amici virtuali e mangiarli in solitaria o con pochi intimi nel vuoto di una cucina cittadina, magari arredata con mobili di arte povera o vintage di quelli che nostra nonna ha usato per cinquanta anni e che i nostri genitori hanno di sprezzato perché ricordo di quell’infanzia pseudo-povera.

 “Tutti per uno, tutto per me”

Nel frattempo il motto è “tutti per uno, tutto per me” mentre il senso di comunità, la volontà di confrontarsi e fare sacrifici per migliorare il futuro non solo nostro, ma delle nostra comunità, si trova solo in piccole, risicate e bistrattate minoranze della nostra società. La piazza reale è diventata quell’enorme centro commerciale pieno di tanti noi e la pratica più socialmente più in voga del momento è il selfie. Pasolini non aveva poi tanto torto, in fin dei conti osservando la socialità dell’Abruzzo, regione dal passato contadino e pecoraro, dove troviamo la maggioranza dei cittadini abruzzesi di sabato pomeriggio a perpetuare la pratica dello struscio, per anni perpetuata nelle piazze e nelle strade delle città e dei villaggi? Megalò, Centro D’Abruzzo, Auchan, Mall, Aquilone dove il messaggio e sempre lo stesso: consuma, consuma, consuma. E a questo punto non mi sembra il caso di scomodare il concetto di piazza come agorà, il luogo della democrazia per eccellenza. Ma questo richiamo alle radici greche della nostra cultura, sarebbe troppo facile per mostrare ai miei occhi e ai vostri i livelli di sviluppo a cui la nostra civiltà è arrivata.

 

la-folla-assalta-il-centro-commerciale

La nuova agorà e noi che la frequentiamo

Va bene, siamo stanchi dei pettegolezzi e della visione provinciale di un’italietta da Sabato del villaggio, e vogliamo evolverci, ma non credo che sostituire il concetto di piazza del paese bigotta e perbenista ad una piazza dei consumi individualista, materialista e cinica sia un passo avanti, tanto più che il pettegolezzo e il perbenismo spesso rientrano dalla finestra virtuale dei social network insieme ad un esibizionismo alla cento vetrine. Questo è un discorso lamentoso da sinistroidi conservatori, lasciamolo cadere nel silenzio e bolliamolo come tale per lasciarci consumare in pace: paghiamo 50 centesimi al litro quell’acqua che prima era gratis e sborsiamo 2 euro e più per quel chilo di quella frutta che fino a pochi anni fa il nostro parente contadino ci regalava e … continuiamo a insultare le nostre intelligenze di italiani facendoci insegnare come si fa a campare da quelli che non fanno che ripeterci “va’ a consumà caprun!!!”

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