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Teramo, Annunziata Scipione al Museo Civico Archeologico di Teramo

3 Nov , 2014  

Subcity News

L’associazione culturale Big Match in collaborazione con il Museo Civico Archeologico di Teramo, “F. Savini”, presentano la quinta edizione di Notte D’Autore.
Dal 1° Novembre al 8° Novembre si potranno ammirare le opere della pittrice naif Annunziata Scipione.

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Castelbasso 2014 o la storia di una collettiva e di un’antologica.

18 Lug , 2014  

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Due mostre. Una collettiva e un’antologica. L’una a palazzo De Sanctis, l’altra a Palazzo Clemente. Da una parte gli artisti della Roma anni ’60, dall’altra Alberto di Fabio.

Sono gli anni ‘60, a Roma gli artisti si ritrovano a Piazza del Popolo, al caffè Rosati, e c’è un vero clima di cambiamento. Franco Angeli, Nanni Balestrini, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Fabio Mauri, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Cy Twombly e Giuseppe Uncini, ecco gli artisti in mostra, ecco gli artisti che hanno trasformato l’arte in Italia e che hanno trovato sia nella pittura che nei materiali extra pittorici (legno, cemento, metacrilici, plastica, ecc.) il mezzo per raccontarci una loro visione del mondo. A questo serve l’arte! No?

Prima considerazione: guardando alcune opere in mostra (Schifano, Festa, Angeli, Rotella) non cadiamo nell’errore di definirle pop e basta… Non è così! Se in America Warhol svuota le immagini del loro significato (attraverso le ripetizione in serie), in Italia questi artisti lavorano traghettati dal desiderio di raccontare il reale attraverso nuovi codici e non facendosene solo beffa. Pop sta per popular, ma non indica un’arte che è per il popolo, bensì un’arte che prende in giro la massa, l’uomo moderno e il consumismo (ricordate i famosi barattoli di zuppa Campbell’s di Warhol?). E’ estremamente vero che gli artisti della Roma anni ‘60 furono influenzati dalle novità degli artisti americani che in quegli anni arrivavano in Italia (importantissima fu la Biennale di Venezia del 1964, in cui esposero, tra gli atri, Warhol, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Jim Dine e Claes Oldenburg), ma è anche vero che riuscirono a ottenere formule artistiche uniche ed autentiche. Tutti alla ricerca di un nuovo linguaggio, di un segno unico e/o primordiale, della spettacolarità. Monocromi, schermi, foreste, animali, manifesti, simboli di una storia antica, politici, cantanti, attrici, segni geometrici, sgocciolature, citazioni, e ancora, tele, video, installazioni, de-collagès, collages, pitture, fotografie, poesie: in questa mostra c’è davvero molto, in questa mostra c’è l’arte, in questa mostra c’è la storia!

Seconda considerazione (più personale dell’altra): a questo punto farei un torto a qualcuno se mi soffermassi su un artista piuttosto che su un altro? No! Allora ho deciso che in un’epoca in cui si parla tanto di quote rosa e di pari opportunità, dedicherò le battute mancanti di questo breve testo all’unica pittrice in mostra: Giosetta Fiorini (Roma, classe 1932). Il mio è un “omaggio” a colei che ha creato con la sua arte un vero e proprio universo familiare e sentimentale, e che ha concepito l’arte come unica possibilità di sopravvivenza. La Fioroni, ancora attiva nel panorama artistico, nel suo percorso poetico ha scandagliato i volti tratti dalle riviste o dalle immagini cinematografiche, gli oggetti e gli elementi della vita quotidiana non tralasciando mai il disegno. Afferma: <<La mia arte è ancorata alla storia dell’arte, alla tradizione. Nei miei quadri c’è la manualità della pittura, il legame a uno spazio metafisico. È una pittura volutamente a-ideologica. Soprattutto, inseguo un racconto, una narratività. Eravamo coetanei del Pop, ma profondamente lontani da quella cultura.>> [1]

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 Il seducente volto dell’attrice Elsa Martinelli

Una sua opera in mostra è Liberty (1965, Collezione Jacorossi) in cui emerge il seducente volto dell’attrice Elsa Martinelli che sfonda nel cinema dal 1954 e che, nel 1959, recita nel film La notte brava ispirato al romanzo Ragazzi di vita (1955), sceneggiato da Pasolini. Proprio a Pasolini è ispirata l’altra opera Soldato che piange (1962/63, Collezione Alessandra e Paolo Barillari). Di lui dice: <<L’ho incontrato poche volte, era amico soprattutto di Goffredo (Goffredo Parise è il marito della Fioroni): lo apprezzavo come poeta, ma c’era qualcosa in lui che mi teneva lontana. Ci davamo del lei. Era il 1975 e uscimmo a cena noi tre. La mattina dopo Goffredo e io saremmo partiti per New York. Ricordo ancora com’era vestito, quei jeans aderenti che segnavano il suo corpo magro, il rumore sinistro degli stivaletti di coccodrillo. Si tingeva i capelli e ormai, a furia di tingerli, erano completamente divorati, come stoppa dipinta: “Adesso vado a battere”, ci disse e, di fronte alle nostre domande sulle aggressioni che aveva subito, si tolse il giubbino e sotto la maglietta ci fece vedere una lunga cicatrice provocata da un colpo di cacciavite. “Non vada Pier Paolo, non vada”, dissi forse con una dose di ingenuità. Quando Pier Paolo uscì di casa, Goffredo era esterrefatto e mi disse: “Lo ammazzeranno”. Dopo due mesi fu assassinato. >> [2]

Alto palazzo, altra storia: Alberto Di Fabio (Avezzano, classe 1966).

Immaginate le galassie unite a delle sinapsi, immaginate le montagne unite a colori visionari, immaginate elementi biologici uniti a mondi immaginari…ecco! queste immagini sono le opere pittoriche di Di Fabio. Un mondo, il suo, ricco di colori, di luci, di energia visiva pura: con Di Fabio l’estetica e la scienza vivono all’unisono. E’ interessante conoscere alcuni aspetti della vita privata dell’artista, che effettivamente lo hanno guidato verso quest’astrazione spirituale e scientifica al tempo stesso:  <<Essendo nato e cresciuto in un paesino dell’Abruzzo, limmagine della montagna rappresenta per me l’elevazione dal mondo terreno, un’immagine di purezza. Poi ho cominciato a leggere i libri scientifici, quelli di mia madre o anche quelli di mia sorella che studiava medicina; da questi copiavo le cellule, il mondo della biologia, della zoologia, della geologia. Dalle visioni paesaggistiche, del macrocosmo, sono entrato “nel magma”: ho cominciato a studiare le varie fusioni minerarie, la composizione dei silici, dei quarzi, dei gas. È stato un insieme di cose… Mio padre era un pittore e scultore astratto. Da quando ero piccolo mi parlava sempre di Malevic, di Mondrian, di Fontana…. Quindi sono nato con questa impostazione “modernista” che si può dire abbia costruito tutto il secolo scorso.>> [3]

Alberto Di Fabio - Castelbasso 2014

Alberto Di Fabio, presentazione delle opere

Informazioni

Le due mostre C’era una volta a Roma – Gli anni Sessanta intorno a piazza del Popolo e Alberto Di Fabio- Paesaggi della mente sono a cura di Laura Cherubini e Eugenio Viola. Saranno aperte dal 12 luglio – 31 agosto 2014- orari 19.00/24.00 (chiuso il lunedì)

Fondazione Menegaz, Castelbasso (Te) – www.fondazionemenegaz.it

Arte in Centro – www.arteincentro.com

 

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Trame e minimalismo cromatico: le installazioni di Bruno Cerasi

8 Apr , 2014  

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Per il nostro abituale appuntamento con gli artisti contemporanei abruzzesi riprendiamo da dove avevamo lasciato Jukuki e Danny Jorket, ovvero nei pressi del Mumi di Francavilla al Mare per  la mostra Mutaforma. Qui  ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Bruno Cerasi, il quale  in collaborazione con Giustino di Gregorio ha realizzato Oxygen, installazione che ha riscosso un notevole interesse da parte del pubblico. 

Bruno Cerasi - Giustino Di Gregorio, OXYGEN.

Bruno Cerasi – Giustino Di Gregorio, OXYGEN, Installazione/Light design, 2014

un particolare di K(NEW)LEDGE, installazione realizzata da Bruno  in occasione della manifestazione Orto dell’arte ad Ortucchio (AQ) nel 2013.

Bruno Cerasi, installazione, 2012.

Installazione, materiali vari, 2012

Bolognese di nascita ma abruzzese d’adozione, dopo aver abbandonato gli studi in ingegneria Bruno ha portato avanti il suo percorso  artistico operando una serie di riflessioni  sui rapporti umani, indagandone le relazioni e le interazioni : ambientazioni quotidiane che richiamano luoghi e gesti comuni, fitte trame che legano oggetti  apparentemente banali ma capaci di evocare parole ed  assenze.

Bruno Cerasi, Human Needs @Affittarti.

Human Needs @Affittarti, Installazione/ready-made, Asse & ferro da stiro, smalti, fili, camicia, 2013

Il dato umano,  collocato in una dimensione altra rispetto allo spazio artistico in senso stretto è generalmente assente.  Agli oggetti  è demandato il compito di suggerire, attraverso  un intricato gioco di fili,  il richiamo alle persone, ai legami e alle loro difficoltà relazionali e comunicative.

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

Particolare, Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

L’umanità con i suoi bisogni e le sue incapacità relazionali è dunque la  protagonista indiscussa della ricerca di Cerasi. Una tavola imbandita con grande cura ed attenzione per i dettami del galateo , finisce così per incarnare un’abbuffata simbolica, dove all’ipertrofia dei mezzi e delle possibilità  corrisponde un senso di  vacuità e di insensata fissità

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara.

Human Needs @ Alviani ArtSpace – Pescara, 4 agosto – 8 settembre 2013

La riflessione su un’umanità bloccata dalle infinite possibilità offerte dei mezzi di comunicazione predomina anche nell’installazione realizzata per Apertamente a Pescina (AQ). Qui oltre ai fili, la presenza della pellicola VHS sottolinea ancora una volta il ruolo giocato da una comunicazione ipertrofica: il colore nero,quasi come petrolio, imbratta le farfalle di carta le quali non sono più in grado di fuggire ed agire liberamente.

“Carta contaminata ed intrappolata. Ci sono anche delle farfalle bianche nell’installazione, mi piace far pensare che si possano salvare in qualche modo, o anche no.”

Human Needs @ Apertamente.

Human Needs @ Apertamente, Palazzo Palladini/Biondi- Pescina (AQ), 2-9 agosto 2013

Le farfalle  realizzate secondo la tecnica dell’origami raccontano la passione di Bruno per il lavoro metodico, la cura dei dettagli e la dimensione artigianale, in parte ereditati da suo nonno, un sarto con il quale per diverso tempo ha diviso lo studio.

L’estrema pulizia e il minimalismo che caratterizzano le sue opere dimostrano la continua ricerca di un’armonia negli oggetti e nelle cose oltre l’apparente caos del dato materico dello smalto nero.

Bruno Cerasi, Self-portrait in studio.

Self-portrait in studio with butterflies, December 2013.

Nel 2013 Bruno ha preso parte alla Triennale di Istanbul con CONTAMIN#ART#ION. La cornice del quadro non delimita l’opera d’arte la quale si espande nel mondo esterno sottoforma di informazioni e dati.

“Ho inserito i cancelletti nel titolo per richiamare l’uso eccessivo degli hashtag, spesso e volentieri per pubblicizzare in modo sterile l’arte, finendo per toglierne sempre più il suo reale valore.”

"CONTAMIN#ART#ION", Installazione.

“CONTAMIN#ART#ION”, Installazione, Legno, smalti, acrilici, nastro VHS, lana, corde,  2013

Frutto di un progressivo lavoro di riduzione, le opere di Cerasi testimoniano la volontà dell’artista di allontanarsi volontariamente dalle infinite possibilità del mondo dei colori. A partire dalla realizzazione di installazioni che prevedevano l’uso esclusivo di magenta, ciano, giallo e nero Cerasi ha continuato  il suo cammino verso una radicale visione in bianco e nero. L’installazione CMYK_PATHS  concepita come un percorso all’interno del locale La Designeria è stata l’ultima opera  a colori realizzata da Bruno.

Bruno Cerasi, CMYK_PATHS @ LaDesigneria.

CMYK_PATHS @ LaDesigneria – Pescara, febbraio 2013

Oxygen, rappresenta dunque l’ ulteriore passo verso un minimalismo estremo. Il bianco è chiamato a dialogare non più con lo smalto nero e la sua ingombrante presenza materica ma direttamente con la luce, elemento introdotto da Giustino Di Gregorio. A tratti ipnotica, l’installazione mostra ciò che rimane di un letto  strappato nel mezzo; le due parti tuttavia non risultano completamente avulse l’una dall’altra: una serie di fili  intrecciati sui quali vengono proiettate  sottili lame di luce bianca testimonia la persistenza di un legame, nonostante tutto.


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