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Il macho italico e le giocatrici di calcio.

19 Mar , 2014  

donna-calcio-portiera

Parlando di culture della diversità vogliamo gettare il nostro cuore oltre i due stereotipi che tutto il mondo ci invidia: il calcio e le donne. Che cos’è l’italiano per uno straniero? Un mafioso che parla ad alta voce di calcio e fa il piacione con tutte la donne presenti, gesticolando a più non posso.

Ma cosa succede se abbattiamo questi due stereotipi andando a vedere le donne giocare a calcio? In questo caso la struttura mentale del “macho” italico va in crisi, e anche il sistema di rappresentazione dello straniero comodone. Ma come? Si chiede l’italico, una donna può giocare anche al pallone? Incredibile ma vero, una donna può giocare al giuoco del calcio, senza mirare solo agli stinchi della sua avversaria e senza correre in 22 dietro allo stesso pallone.  Le squadre femminili scendono in campo dopo duri allenamenti e con una volontà di sacrificarsi per il gruppo che spesso non traspare dagli incontri di calcio maschile, più votati all’’individualismo e in cui la voglia di mettersi in evidenza viene alimentata anche dallo stereotipo del supercalciatore super pagato, osannato dai tifosi, e fidanzato con la velina di turno.

L’homo italicus pallonis dipendentes mentre guarda una partita di calcio femminile.

Una donna che giuoca al calcio l’ho incontrata l’altro giorno, e sembrava una ragazza normale, fin quando non ha iniziato a parlare di pallone. Emanuela mi ha stupito per la sua energia e per i suoi racconti sullo strano approccio che il maschio italico ha nei confronti del calcio femminile. Questa tipologia di maschio italico, rispondente al nome di homo italicus pallonis dipendentes, si siede sugli spalti degli incontri di calcio femminile con la voglia di prendere in giro e, se le atlete in campo sono scarse, ridacchia ma rimane a guardare le giocatrici più carine e a commentare con il resto del branco, quasi sempre composto da 2 o 3 o 4 esemplari, a seconda della capienza del mezzo di locomozione utilizzato. Se le atlete in campo sono scarse e un po’ mascoline, scatta inesorabilmente l’etichetta di lesbica, a prescindere che le giocatrici in questione lo siano oppure no.  Quando le partite risultano avvincenti e le squadre in campo sono di qualità, l’homo italicus pallonis dipendentes è attento alle giocate e interessato alle caratteristiche tecniche delle atlete, perché riconosce alle 22 calciatrici in campo la capacità di placare la sua fame atavica di guardone del calcio.

Ma non era meglio del sano shopping?

Emanuela, osservatrice acuta e difensora dell’Atletico Calcio Ortona, ogni domenica scendeva in campo nel campionato di serie B, tra gli sguardi degli Homo homini italicus e le risatine del suo ragazzo, obbligato a sabati sera con orari da ritiro di Coverciano. Ma non era meglio del sano shopping o una passeggiatina col ragazzo, al posto dei fangosi campi da calcio? Emanuela mi risponde senza prendere fiato – no! – Il motivo è molto semplice – continua Emanuela – far parte di un gruppo e condividere un obiettivo ti fa capire tantissime cose e ti rende più consapevole delle tue capacità e dei tuoi limiti. I pomeriggi in cui ci allenavamo insieme, dandoci forza a vicenda, sono stati un’impagabile lezione di vita per me. La gioia della vittoria, grazie al gioco di squadra, si moltiplicava per 11, mentre il rammarico per la sconfitta veniva diviso tra tutte noi. Poi, vuoi mettere il gusto di far rimanere a bocca aperta i maschietti per un dribbling saggiamente concluso o per un’azione corale che finiva in gol? –

L’Atletico Calcio Ortona, squadra in cui Emanuele militava, si è sciolta nel 2013 per mancanza di pecunia, ma le ragazze continuano a portare alto il buon nome del club che le ha formate in altre squadre abruzzesi, tra cui la Asd femminile Pescara calcio e il Lanciano calcio femminile… e lo spirito continua.

 

 

 

 

 

 

 

 

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