Marco Taddei, Lemmario #9.

Letteratura,Linguaggi

Lemmario dell’Abruzzo Immaginario #9

29 Lug , 2014    Autore:   

Tombolo (voce Artefatti) Il t. è strumento atto a reinventare il tessuto in merletto il quale allora prendere il nome di “merletto a t.” | Origine Viene importato dalla famiglia Sardi negli anni venti del XV secolo, la quale si spostò nella regione al seguito di Lotto Sardi, nuovo vescovo della diocesi di Castrovalva-Sulmona. A Sulmona ebbe poco successo dove preferirono continuare ad usare il vecchio metodo della Giumenta con Ranocchio per i loro lavori di pizzo, nella zona di Scanno il t. invece aderì e da lì si sviluppò diffondendosi in tutta la regione. | Significato del nome Dopo attenti studi si è concordato che il nome t. non vuol dire nulla | Socialità Strumento casalingo e quindi mansione esclusivamente muliebre, l’uso del tombolo era una manfrina per riunire la componente femminile di una famiglia, di un rione , di un paese al fine di attuare altre attività o più semplicemente di sfaccendarsi. A questo scopo negli anni, i giuochi dei merletti si fecero sempre più complessi per giustificare il sempre più lungo coinvolgimento delle donne di un consorzio sociale specifico durante quello che divenne rapidamente “il vero e proprio rito del t.” |  Scomunica Per questo motivo il t. divenne presto inviso al clero in genere che ne vedeva un fosco competitore del rito domenicale e della funzione di aggregazione e controllo della Chiesa, soprattutto nei piccoli borghi. Alla fine del XV secolo il vescovo di Villa Santa Maria in Pensilis, Carlo d’Angiò, arrivò a scomunicare tutti i t. presenti nella vallata del fiume Fracassatutto e condannò l’unità delle matrone e delle fanciulle in età di matrimonio alle faccende domestiche per l’intero restante corso della loro vita. Da qui pare nacque la rinomata tradizione culinaria della cittadina – oggi conosciuta come Villa Santa Maria e basta. | Sollazzo Le alte sfere della Chiesa non furono così solerti nel punire l’altra deviazione dell’uso del t. che ebbe luogo in Abruzzo, forse perché anziché presso il popolino questa si sviluppò tra i nobili i quali, rinchiusi nelle rocche sui picchi della regione, fecero del t. un mezzo per il compiacimento dei sensi. Le dame, per prenderne agio, usavano immobilizzare i loro amanti in decine di modi differenti proprio sfruttando alcuni dettagli tecnici della struttura del t. La contessa d’Atri, Flaminia Bonifacio, nel 1562 scrisse un trattato arcinoto denominato Del dominio dei Nodi sul Tombolo, che troppo spesso è scambiato per un semplice manuale ad uso domestico. Nelle leghe del Fucino si costruivano t. per dominare due o tre uomini assieme, anche a cavallo. A Ramba d’Atene, presso il convento di Bominaco, è stato recuperato un t. dove secondo le testimonianze, usualmente venivano legati i frati che si muovevano nella zona per la questua e che facilmente diventavano vittime della concupiscenza delle annoiate dame dei monti.  Questo spiega la presenza di un t. nel rinomato Museo delle Torture e del Sesso di Praga, a due passi dalla Piazza dell’Orologio | Santo protettore Il santo protettore del tombolo è Santa Ginestra che subì il suo martirio in Vietnam. Siccome troppo distante, il vescovo d’Abruzzo, in anni ignoti, ne modificò la martirologia e spostò il luogo dell’estremo sacrificio presso Anversa degli Abruzzi dove, come si racconta, la santa venne prima legata per i capelli da certi centurioni romani senza scrupoli ad una serie di bestiole dei boschi, dei fossi e dei prati e dopo essere stata trascinata per miglia e miglia venne abbandonata a sé stessa presso un campo di ginestre dove fu finita da un fulmine mandato da Giove in persona – il luogo da allora si chiama Campo di Giove. A tutt’oggi nessun agiografo è riuscito a chiarire il motivo per cui questa santa sia associata all’uso del t. in Abruzzo.

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