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ICuffiettari #5: Fabio Ciminiera fa ascoltare Hendrix in the west

16 Mar , 2015    Autore:   

Scegliere uno – e soltanto uno – tra i tanti dischi capitati tra walkman, lettori e telefoni e arrivati alle orecchie per mezzo degli auricolari è un’operazione talmente ardua e parziale da risultare artificiosa. Una scelta fatta a posteriori che non tiene conto degli altri mille dischi, dei momenti e delle modalità con cui sono avvenuti i vari incontri.

Fatta questa premessa, ne arriva una seconda, e più breve, in contrasto con il testo che apre la rubrica. Cuffiettaro è anche colui che esce di casa avvertendo sin dal proprio pianerottolo come irrimediabile la mancanza del proprio impianto e si consola con i due piccoli bottoncini da inserire nelle proprie orecchie – si, ho sempre preferito gli auricolari al cuffione…

Il disco scelto per ricordare gli ascolti in strada è Hendrix in the west, una raccolta di brani dal vivo di Jimi Hendrix, comprata in CD e trasportata immediatamente su cassetta per poter affrontare viaggi in treno e in autobus, per girare per le strade de L’Aquila e andare in facoltà. È stato, all’epoca, il primo acquisto hendrixiano, quello che ha fortificato e indirizzato le successive scorribande in negozio.

ICuffiettari #5: Fabio Ciminiera, Subcity Abruzzo

Hendrix in the west in vinile

 

Quaranta minuti abbondanti, comodi comodi su una cassetta da 46, senza cioè dover manipolare l’ordine dei brani per farli entrare nei due lati del nastro. Basta leggere la scaletta per capire come mai sia un bel modo per entrare nel mondo di Hendrix. C’è il blues, c’è il rock’n’roll, ci sono tre dei suoi brani storici, l'”accoppiata britannica” con cui apre il concerto dell’Isola di Wight, vale a dire l’inno inglese e la cover di Sgt. Pepper.

Il primo ascolto basta per far capire come il disco rimarrà un compagno sempre fedele nella propria discoteca. la versione di Johnny B. Goode – registrata al Berkeley Community Center, come Lover Man e Blue Suede Shoes – unisce il senso impellente e la forza di impatto dello stile di Hendrix con la simmetria rigorosa dei due assolo, divisi entrambi in tre parti dal celebre riff “scolpito” da Chuck Berry. Lover Man è la trasformazione di Rock Me Baby di B.B. King, la versione di Blue Suede Shoes è, in pratica, l’apertura di una strada per altre sperimentazioni. In una: prendere il materiale originale e spingerlo avanti, scoprire nuove possibilità, inventare. Lo stesso avviene con il blues. Il disco finisce con una enorme versione di Red House, sanguigna e delicata allo stesso tempo conclusa da un crescendo strepitoso. Il primo lato invece si chiude con una notevole interpretazione di Voodoo Chile: vero e proprio viaggio compiuto sui passi del blues, il brano sfrutta la grammatica, la concezione del testo e le atmosfere del genere per dare vita ad uno dei marchi di fabbrica del chitarrista, una vera e propria firma. Senza rinnegare la forza espressiva del blues, Hendrix ne fa il punto di partenza per il suo mondo sonoro. La perfezione della delicatissima esecuzione di Little Wing completa il disco.

Che dire? È un disco che si ascolta tutto di filato, vola via in un attimo. È bastato un secondo per rendersi conto che non avrebbe potuto essere il compagno di qualche altro disco su una cassetta da novanta: ogni volta che la cassetta è entrata nel walkman, ne è uscita con difficoltà dopo giorni, se non settimane. E, come è ovvio, ha trovato posto nei vari lettori digitali arrivati in seguito.

Certo, rispetto ai dischi relativi ai concerti storici, gode fatalmente della mancanza di pause e della scelta di esecuzioni scintillanti. È stato un utile primo passo per andare poi a collezionare i vari Monterey, Woodstock, Atlanta, Berkeley, Winterland e Isle of Wight e per perdersi, ora, alla ricerca dei video che si trovano in rete di Maui, Stoccolma e via dicendo.

Però, ogni volta, quando si arriva al nono minuto di Red House, vengono i brividi a sapere da cosa si verrà investiti di lì a pochi secondi. È finito l’assolo canonico, si passa per un breve intermezzo che richiama sonorità jazzistiche e la ritmica si ferma lasciando praticamente del tutto solo il chitarrista: il pubblico pensando sia finito il pezzo, applaude contento di quello che ha sentito… ma gli spettatori presenti, i fortunati che hanno partecipato a un momento tanto potente e sublime, non hanno idea di quello cui stanno per assistere. L’ovazione che accompagna il finale ed esplode poi, libera e liberatoria, al termine del pezzo lo dimostra. È una marea montante, è il trionfo del chitarrista. Ed è la stessa ovazione che si scatena nel nostro cervello, trapanato dal volume ormai portato oltre il massimo delle cuffie, la stessa nella quale veniamo ogni volta teletrasportati che facciamo riandare la registrazione.

D’altronde, il disco comincia con Hendrix che chiede al pubblico se il volume è troppo alto… è inutile che vi dica quale sia la risposta che torna sul palco.

Hendrix in the west è uno dei dischi più rimaneggiati nelle successive edizioni e ristampe. Il vinile e la prima ristampa in compact disc, quella che ho comprato io, dovrebbero avere gli stessi brani, stando alle immagini del vinile riportate in rete. La pagina su Wikipedia del disco riporta le facciate in ordine inverso e, per quanto riguarda le registrazioni, rimanda a concerti diversi. I database compilati da fan e ricercatori, facilmente reperibili in rete, non risolvono in pieno la faccenda. La ristampa del 2011, sempre in CD, è differente nell’ordine dei brani e nella scelta stessa delle versioni, prese in alcuni casi da altri concerti, come ad esempio il celeberrimo Live at Winterland. La disponibilità di altri quaranta minuti è stata sfruttata con un considerevole ampliamento della scaletta.

Ma, alla fin fine, si tratta di semplici questioni tecniche. E se si parla di ricordi, i protagonisti assoluti sono gli otto brani presenti nella cassetta passata per il walkman e nell’ordine stabilito dal disco, vale a dire Johnny B. Goode, Lover Man, Blue Suede Shoes, Voodoo Child, God Save The Queen, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Little Wing e Red House. Un piatto davvero consistente.

Fabio Ciminiera e Hendrix in the west

La giusta successione dei brani nella versione CD di Hendrix in the west


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