Subcity, I Cuffiettari #2, Martina Capponi

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I Cuffiettari #2: Martina fa ascoltare le Sacerdotesse dell’isola del piacere

27 Ott , 2014    Autore:   

I Cuffiettari, rubrica musicale d’ascolto attento. Il Cuffiettaro è innanzitutto quella speciale tipologia di squattrinato che, non potendosi permettere un impianto stereo adeguato alle sue voraci e puntigliose orecchie, sborsa 20 euro per acquistare un paio di cuffione con cui  dedicarsi ad un solipsistico e approfondito ascolto di musica. Il Cuffiettaro è anche quello che dopo aver spento lo stereo riporta in forma scritta i suo ascolti in maniera profondamente soggettiva e volutamente opinabile: da questo moto compulsivo deriva questa rubrica, raccoglitore dei testi convulsi di più Cuffiettari.

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I Cuffiettari #2: Martina (ascolta) e fa ascoltare Le Sacerdotesse dell’isola del piacere

C’è un’urgenza punk in questo periodo. L’ho capito dai molti gruppi emergenti che mi capitano tra le mani…o meglio nelle orecchie! Poi però il punk ognuno lo fa a modo suo.
Da “Le Sacerdotesse dell’isola del piacere” sono stata attirata più dal nome che da altro, immaginandomi un bel trio femminile (il nome è ingannevole però eh!). Invece mi sono trovata davanti questi tre ragazzi piacentini (per la cronaca, tre è sempre il numero perfetto nei gruppi musicali. Quando si sa suonare però!) con una proposta che forse ad un primo ascolto può sembrare la solita solfa dei gruppi italiani di oggi. E ci stavo cadendo pure io se non fosse che, in linea generale, un secondo ascolto lo concedo sempre.

L’influenza musicale italiana c’è, questo è innegabile, dai testi al timbro di voce quasi sempre abbastanza pulito. Ma se vi soffermate per un secondo sulle sonorità che questo terzetto crea, allora scoprirete che è tutta un’altra storia. Non è un caso se l’hanno chiamato Tutto il loro lavoro. E’ un album infatti che concilia generi diversi: un po’ di punk, un po’ di rock, un po’ di cantautorato. La loro forza sta nel conciliare i tratti più duri e forti del punk alle sonorità più tranquille del rock italiano che invece siamo abituati a riconoscere bene.

L’album attacca con “Le Persone”, track dove in particolare spicca la voce del cantante e il riff di chitarra finale, dalle tipiche e classiche sonorità rock. Un intro un po’ calmo, penso, poi arriva la seconda traccia “Come se” dove, non è un eufemismo, la musica cambia totalmente. La voce si fa più dura e la musica più sporca, ma solo per poco, perché poi tutto ritorna calmo, pulito. Il loro lavoro è proprio questo: un’alternanza di sporco e pulito, di duro e calmo. E questo fa in modo che l’ascolto non sia mai noioso grazie ai cambi musicali repentini.

L’unica cosa di davvero poco punk è forse la voce, dalla bella timbrica, ma più cantautoriale che altro. In ogni caso si sposa comunque bene con le loro sonorità, sia quelle forti che quelle più calme.
Insomma Cuffiettari, vi avevo promesso delle chicche e loro lo sono, perché forse è ora che ricominciamo ad ascoltare un po’ di musica indipendente e ad uscire dai nostri soliti schemi abituali. Ci sono tanti gruppi musicali fuori che meritano di essere ascoltati, spegniamo sta cavolo di solita musica che la radio ci propina da anni.

Stay Tuned.


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