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Che cos’è Subcity?

Subcity è un laboratorio creativo che ha deciso di assumere le sembianze di magazine elettronico, organismo mutevole e in continua evoluzione. Gli impulsi elettrici che ci animano sono le Culture periferiche, eccentriche, orizzontali, le subculture.

Ci interessa raccontare le Storie e i Personaggi, gli usi e i costumi del periferico abruzzese. Siamo inoltre orientati verso i Linguaggi usati nelle scene artistiche, musicali e letterarie italiane e globali. Questi Linguaggi sono selezionati da osservatori e osservatrici curiosi e attratti dalle espressioni più eccentriche e d’avanguardia, subculturali, in una parola periferiche.

Questo nostro approccio periferico vuole restare lontano dallo snobbismo culturale e dai vincoli della classificazione, a questo scopo abbiamo deciso di collocarci “alla periferia di nessun centro”.

I giornalisti, gli scrittori, i blogger, i fumettisti, i fotografi e gli illustratori che fanno parte del laboratorio hanno deciso di dedicarsi alla necessaria quanto stuzzicante missione di riportare a chi legge gli impulsi elettrici delle culture eccentriche. Questa ciurma di eccitati e atipici reporter ha deciso di ispirarsi alle parole di questo brano, tratto dal blog di Renzo Piano e scritto da Paolo Crepet:

“[…] Per riabilitare il concetto di periferia occorre quindi rovesciare il suo pregiudizio. Periferia diventa luogo eccentrico, non soltanto in quanto lontano/fuori dal centro, ma soprattutto come luogo non condizionato, aperto, sperimentale.

La periferia, dunque, assomiglia sempre più a un grande suk necessario e dinamico dove nulla può essere pregiudizievole, ma tutto potenzialmente fruibile. La periferia diventa così sinonimo di cerniera tra il possibile e il dato a priori, tra vecchio e nuovo, tra rigidità e flessibilità, fra storia e futuro.

In quest’ottica, le periferie tendono a diventare i nuovi centri-non-centri del futuro. Luoghi di scambio e di attrazione per merci e idee. Periferie intese come “border-line” osmotico, di libero scambio tra etnie, religioni, culture, come “terre di qualcuno”. Fabbriche non già di tolleranza (termine incline al mantenimento del potere costituito), ma di nuova convivenza. Luoghi non più gravitazionali, ma orizzontali, fluidi, liberati dalla necessità di collocazione satellitare.”

Che ne dite? Eccita anche a voi?